venerdì 31 gennaio 2014

Orfani 4: Sam e Ringo “Spiriti nell’ombra”

Il quarto numero di Orfani, Spiriti nell’ombra, ci offre il ritratto della fragile e al contempo micidiale Sam, la ragazzina più piccola della squadra che, come Juno nel numero due e Ringo nel numero tre, viene tratteggiata minuziosamente con tutte le sue turbe, le sue speranze e le sue paure.


Prima parte: sentimenti, metamorfosi e debolezze

Nel passato ci troviamo di fronte ad una Sam introversa, chiusa in sé stessa, sempre alla ricerca della solitudine. Una ragazzina pensierosa e malinconica, per lo più muta e a sua agio solo ed esclusivamente con Ringo. È una macchina da guerra già omologata: con la sua agilità e la sua furbizia riesce infatti a depistare e poi atterrare un’intera schiera di ragazzini potenziati in un batter d’occhio. Ma Sam nasconde in sé stessa un disagio fortissimo che non è in grado di affrontare, una sensazione devastante che la sta distruggendo dall’interno: la convinzione di essere cambiata, di essersi trasformata in un mostro e di non poter tornare indietro. L’aggressione di Rey, sovraeccitato dalla lunga esposizione ai farmaci e ai potenziamenti, non fa che peggiorare la sua situazione: la ragazzina per difendersi riduce letteralmente a brandelli l’intestino del compagno con la convinzione di non poter più tornare indietro. A salvarla dallo stato catatonico in cui è piombata c’è il solito Ringo che, premuroso come sempre, la incita a tornare al campo per vivere l’unica esistenza che gli è rimasta dopo il terribile attacco terrestre. Per l’amico la paura che Sam ha di sé stessa non ha senso di esistere; ne hanno provata una più grande, un terrore più intenso e un dolore più lancinante quando tutto è finito, il giorno dell’armageddon. L’unica maniera sensata di esistere è proprio quella di sorreggersi a vicenda e andare avanti come una famiglia.


Ma ha davvero ragione Ringo? E Sam è in grado di sorreggerlo o è solo una bimbetta instabile bisognosa di attenzioni? A mio avviso la futura Mocciosa dimostra una maturità superiore rispetto tutti gli altri riconoscendo il mostro che ha dentro sé e l’incapacità di liberarsene. La metamorfosi in negativo dei ragazzi è forse l’ inevitabile conseguenza dell’addestramento militare, ma questo non significa che i protagonisti non abbiano i mezzi per opporsi o per valutare la loro condizione. L’immaturità dei giovani è evidenziata proprio dal fatto che preferiscano non guardarsi allo specchio e osservare in cosa si stanno trasformando; non si analizzano per paura di vedere cosa si insinua nel profondo e si crogiolano in sé stessi, dedicandosi a qualsiasi cosa li permetta di evitare sofferenza e pensieri dolorosi. Ringo e il suo atteggiamento in questo senso non fanno altro che riportare la giovane ad uno stadio regressivo e più infantile della sua percezione precedente della realtà. E inoltre gli tarpa di nuovo le ali, frapponendosi tra lei e il mondo e non permettendole di respingere i suoi demoni e di superare i suoi problemi. Una metamorfosi in positivo non compiuta; una farfalla che ritorna ad essere bruco.


Dalla bocca di Ringo, inoltre, vengono pronunciate importanti considerazioni relative la vita dei ragazzi, una vita da soldati sfruttati dal governo. Per la prima volta apertamente nella trama si fa avanti il concetto di bambino soldato, di ragazzino addestrato ai precetti del rigore militare e della violenza. Fin qui, era stato abbastanza  facile accettare la situazione propostaci dai creatori senza farci troppe domande;  ora, invece, inizia a trapelare la sua accezione negativa dalle stesse parole degli orfani come a ricordarci di essere di fronte ad una grande ingiustizia e all’atto di potere più crudele e immorale possibile. E ciò esce fuori in maniera plateale anche dal folle istinto di difesa di Sam, che proprio in questo albo accetta la sua condizione di arma micidiale, decidendo di non respingere la propria bestialità mediante l’intervento del disincantato Ringo. Ma trapela anche in maniera più sottile dall’atteggiamento di Jonas che, morso da sensi di colpa nei confronti di Ringo, non sa gestire i suoi battibecchi con Rey, distruggendo di fatto il rapporto di quest’ultimo con il gruppo. Bambini soldato, vite spezzate, sicurezze infrante, personalità deviate. In mezzo a tutto questo i cinque protagonisti non possono che diventare dei boriosi soldati assetati di sangue e di vittorie.
 
 
Seconda parte: misteri, inganni e missioni

Da una prima parte introspettiva  si passa ad una seconda scandita dall’azione, esattamente come già visto nei due volumi precedenti. Nel presente veniamo infatti catapultati davanti alle spiegazioni scientifiche della professoressa Juric che istruisce la truppa sul segreto dell’invisibilità aliena; si tratta di transizioni di fase, veri e propri cambi di frequenza “fisica” da parte degli stessi. Per avere una chance e poter combattere ad armi pari gli extraterrestri, mantenendoli ad una “frequenza corporea” fissa, è necessario installare delle antenne e proteggerle dagli attacchi nemici. Ed è così che la Mocciosa e l’Eremita, ormai “smascherato”, fanno coppia e riescono nell’intento di sventare un’aggressione, avvenuta su due fronti.


Si dia il caso che anche dopo questa missione numerosi conti non tornino. Infatti lo sviluppo della storia è tutto impostato sul senso di mistero generato dagli eventi che si susseguono: dall’apparizione di Ringo (“in fase?”), alla rivelazione dell’identità di Eremita (“chi è Raul?”) fino all’emblematico dialogo finale tra il generale Nakamura e la professoressa Juric (“che stanno nascondendo quei due?”) è lampante che ci sia stato sottaciuto molto, sia per ciò che riguarda l’attacco alieno, sia per ciò che riguarda i nostri protagonisti.

 
 
 
A tal proposito solo leggendo l’uscita di febbraio avremo un’idea della storia di Raul che, come la copertina lascia intendere, si soffermerà sull’ultimo e più emblematico membro degli orfani, anche se le prime pagine di questo quarto numero lasciano sottointendere la possibilità che si tratti dell’unico ragazzo italiano in grado di difendersi dalla piccola ma letale Sam.
 

 
Sul linguaggio…

Roberto Recchioni continua il percorso stilistico adottato nei numeri precedenti mostrandoci un quarto albo caratterizzato anch’esso da dialoghi secchi e ridotti al minimo essenziale, in modo da far risaltare i disegni su tutto. A questo proposito è il caso di osservare come ci siano almeno due lunghe sequenze totalmente prive di ballons e didascalie: il combattimento tra Sam e Ringo nella cella di confinamento (ben 5 pagine in cui i due bambini se ne danno di santa ragione senza dire una parola) e la lotta a mani nude intrapresa dalla Mocciosa contro gli alieni (quattro pagine che contengono a mala pena una battuta: “Scarico!”).






Continua anche il lavoro di camuffamento degli "spiegoni" che confluiscono tutti nelle riunioni militari indette da Juric e Nakamura, di modo che le informazioni necessarie al lettore risultino essenziali anche per gli stessi militari, che apprendono gli ordini e il modo in cui devono operare durante le missioni. Questi passaggi  se, di contro, risultano più lenti e meno piacevoli rispetto al resto, riescono comunque a mantenere il lettore attento e dargli con chiarezza le conoscenze necessarie. Inoltre tali delucidazioni sono limitate, così come nei volumi precedenti, a unici e brevi passaggi narrativi; in sei pagine di colloquio con i soldati ci ritroviamo a sapere tutto ciò che ci serve sulle capacità degli alieni (pare che si spostino all’interno dello spettro di fase rendendosi invisibili e intangibili) e sulla missione prevista per annullare il loro vantaggio.
 

Sui disegni…

Massimo Dall’Oglio porta una ventata di novità alla testata presentando uno stile diverso, più personale, rispetto a quello dei precedenti disegnatori, senza venir meno al dinamismo e all’espressività dei protagonisti. Per mezzo del suo stile il disegnatore riesce a rendere al meglio il senso di straniamento che caratterizza la malinconica Sam, protagonista indiscussa di questo volume, e il suo crollo mentale, a cui viene associata la consapevolezza della stessa di essere diventata ormai un essere mostruoso.
Unica pecca la semplicità e la mancanza di tridimensionalità di alcune vignette, risolta dal magistrale lavoro di Lorenzo De Felici, che non sbaglia un colpo impreziosendo l’albo con trovate brillanti.
Il suo modo di intendere le illuminazioni interne, i riflessi sui pavimenti, le ombreggiature dettagliatissime dei personaggi, le neve nei pressi del ripetitore e il display del casco della Mocciosa ne sono un esempio lampante.


Gigi Cavenago ci mette di fronte ad un’ottima prova, dimostrando ancora una volta di trovarsi perfettamente a suo agio nella testata fantascientifica. Le sue tavole rappresentano prettamente scene d’azione e vedono la sua splendida Sam volteggiare leggiadra mentre stermina nemici. La presenza di due mani diverse a lavoro sullo stesso numero  non disturba la lettura; a tal proposito la struttura dell’albo, diviso nettamente in due archi temporali, aiuta molto.
 
Massimo Carnevale fa il suo magistrale lavoro, come sempre, sfornando un’ottima copertina.
At the end
Spiriti nell’ombra è un capitolo interessante e coinvolgente che ci permette di conoscere i dubbi e le paure della Sam del passato ed il dolore (per la perdita di Ringo) e la dedizione (nei confronti della campagna bellica) della Sam del futuro. Orfani continua a funzionare permettendo al fruitore di trovarsi di fronte ad una prima parte caratterizzata dalla volontà di far scoprire ogni sfumatura caratteriale dei singoli personaggi e poi di fronte ad un presente pieno di misteri e dubbi irrisolti, dove i protagonisti non si fanno ancora le stesse domande che si fa il lettore, troppo presi come sono dalla voglia di mostrarsi indistruttibili.
 
di Ilaria Mencarelli

Incontro con Gigi Cavenago a Bergamo

Sabato 18 Gennaio mi sono recata nella fumetteria Arcadia a Bergamo per incontrare il disegnatore Gigi Cavenago e osservarlo durante la realizzazione degli sketch per i presenti. Gigi, per chi non lo sapesse, fa parte dell’equipe della miniserie Bonelli Orfani per cui ha disegnato interamente il terzo albo e solo parzialmente i numeri quattro (in coppia con Dall’Oglio), nove e undici (in coppia con Werther dell’Edera). Egli sarà quindi di fatto l’unico disegnatore ad essere presente in tutti e quattro i volumi che verranno pubblicati da Bao Publishing per l’editoria di varia. È stato infatti deciso, per evitare la volatilizzazione immediata della miniserie nelle edicole, di stampare in breve tempo un’edizione deluxe contenente gli albi a gruppi di tre e numerosi extra in aggiunta. Volumoni in cui per l’appunto troverete sempre l'inconfondibile tratto di Gigi.

Per capire quanto a me piaccia lo stile di Gigi Cavenago vi mostro che cosa c’è sul mio desktop proprio ora.
 


Insomma non nego di avere una vero e proprio debole per il fumettista in questione. Ma chi non ne avrebbe alla vista di capolavori come questi?
 



E naturalmente come diceva la stampa della locandina dell’evento…


...non sono proprio riuscita ad evitare di portarmi a casa quella gnocca di Sam (al contrario degli uomini hanno quasi tutti puntato su Ringo. Mah!).


La chiacchierata che ne è derivata, tra il mini gay pride,…

…il tavolino traballante,…


e il mistero delle “copertine sbiadite”, …


…è stata piacevole, interessante e divertente. E quindi mi sento di dover ringraziare Mario con tutto il cuore per aver organizzato l’incontro e per la sua estrema disponibilità. Se vi interessa il suo blog è questo QUI.
Di seguito alcune curiosità interessanti  che sono uscite fuori su Orfani (e non solo), divise per punti. 

I  disegni  = Al momento possiamo ammirare solo in parte il contributo di Gigi Cavanago poiché in edicola sono usciti solo i primi quattro numeri della testata mensile. Nel numero tre e nella seconda parte del numero quattro ci troviamo di fronte a sue tavole estremamente dinamiche e funzionali come questa

o semplicemente di una bellezza unica come questa qui che è di gran lunga tra le mie preferite

 
Il disegnatore ci ha parlato del suo rapporto con la sceneggiatura ed in particolare del suo bisogno di lavorare il più possibile in libertà. Sotto questo aspetto disegnare alcune tavole di Orfani è stato per lui veramente stimolante e divertente proprio perché la sceneggiatura di Roberto Recchioni gli ha concesso in più punti di scegliere come muovere i personaggi all’interno delle vignette, senza specifici riferimenti e indicazioni. La fiducia riposta dallo sceneggiatore è stata ripagata da due splendide sequenze:  la scazzottata nelle docce (qua sopra) e la lunga marcia di Ringo delle paludi del pianeta ostile.

Rimanendo sulle tavole che si riferiscono al futuro, Gigi Cavenago ci ha spiegato quali sono state le fonti da lui usate per ideare l’estetica di Host che accompagna Ringo nella sua avventura in solitaria. Oltre all’inconfondibile rimando “all’occhio” di Hal di 2001: Odissea nello spazio (tra l’altro visto da me recentemente, beata ignorante!), da cui si discosta solo per la forma rettangolare anziché circolare della luce rossa, il disegnatore ci racconta che per la parte superiore del robot ha preso come spunto l’Eva 00 pilotato da Rey Ayanami (Neon Genesis Evangelion). Inoltre, come indicato anche da Roberto Recchioni nel suo blog, egli aveva avuto in dotazione immagini di riferimento che si rifacevano al mecha-design di GLaDOS e Auto.
 
 
 
E poi, visto che uno degli sketch lo ha visto protagonista, non si poteva evitare di parlare di Raul. Avvolto ancora nel mistero (ma per poco visto che metà febbraio fa presto ad arrivare e con esso anche il numero cinque) il tiratore scelto della squadra degli Orfani agli inizi (quando ancora la bibbia non era completa) non esisteva. Una volta intuito le potenzialità delle armature di nascondere e confondere le identità dei protagonisti si è creata la voglia di giocare ancora di più con i personaggi e ciò ha reso indispensabile modificare alcune tavole del secondo numero in  cui Ringo appariva senza casco e pensare ex-novo alla figura del quinto orfano della squadra. Tra l’altro si era tanto vociferato di un protagonista italiano: che sia lui il mangia-spaghetti?
 

La bibbia e la genesi = Una delle cose che ho capito ascoltando Gigi Cavenago è che Orfani è una storia tutta in divenire, un fumetto in cui i cambiamenti nel plot e nelle scelte grafiche si sono susseguiti nel corso dell’elaborazione. Un esempio bizzarro e per niente a rischio spoiler è l’eliminazione delle tute mimetiche (all’inizio pixelate, come d’uso nell’esercito degli Stati Uniti) sotto le placche delle rispettive corazze di cui il disegnatore ha avuto conferma solo una volta avuto tra le mani il prime tavole a colori.

 
Inoltre è il caso di ricordare che Gigi, essendo entrato molto presto a far parte della squadra di Orfani, ha preso parte alla compilazione della bibbia; egli ha infatti studiato la struttura ossea degli alieni (unendo e mescolando all’interno degli esseri extraterrestri ossa animali di vario genere) e la loro colorazione nello specifico, completando il lavoro iniziato da Werther dell’Edera.



 Il colore = Ci si è soffermati molto a parlare del contributo a dir poco eccezionale di Lorenzo De Felici nel numero quattro. Il colorista ha saputo infatti donare estrema enfasi alle emozioni dei personaggi, giocando con le ombre, come in questo caso qui.
 
Disegno di Massimo Dall'Oglio

Ma è stato anche in grado di creare giochi di luce a dir poco perfetti e adeguati in tutti gli ambienti chiusi esistenti nell’albo, come qua sotto.
 
 Disegno di Massimo Dall'Oglio
 
 
Insomma Lorenzo De Felici è stato in grado di “leggere” il lavoro dei disegnatori nel miglior modo possibile donando alle tavole quel qualcosa in più che è in grado di percepire anche l’occhio meno attento.
 
Le teorie = I presenti (me compresa) hanno inondato Gigi Cavenago di domande con lo scopo o di confermare ipotesi e teorie più disparate o di comprendere la fondatezza di eventuali critiche. E così i dubbi sul perché Ringo non avesse né il tempo né l’intelligenza di essere munito di siero nella sua astronave e le vicende non chiarite e sospette riguardo la sua morte improvvisa generano discussioni che manco quando ero in fissa con Naruto mi permettevo di fare. Siamo arrivati in tre a ipotizzare la “trasformazione in fase” di Ringo che spiegherebbe la suddetta scena
 
 
e così facendo darebbe senso ai tre particolari che la caratterizzano e che altrimenti ci farebbero storcere il naso. Il primo è il fatto che Sam salti letteralmente addosso al Ringo immaginario e ne esca sorretta dallo stesso, senza cadere. La seconda è la diversa colorazione del corpo di Ringo, più simile alle cromie aliene che a quelle degli altri combattenti umani. La terza è la maledetta onomatopea della pistola (K-BLAM!) differente da quelle del fucile (BRACK!) dell’Eremita (e se nella bibbia sono indicati persino i rumori fatti dalle armi io non prenderei quest’ultimo punto troppo alla leggera). Teorie ma non solo. Sono volate anche alcune critiche. Una su tutte, la più divertente insieme a quelle sul siero sopracitata e sull’elmo di Ringo (che non ne scherma la bocca), è quella che si riferisce al modo in cui Juno impugna la katana una volta adulta nell’albo numero due.
 
Novità = Per ultima, ma non in ordine di importanza una notizia fresca fresca e che mi riempie il cuore di gioia: Gigi Cavenago disegnerà Dylan Dog e precisamente una storia del Dylan Dog Color Fest!
 
 
Che dire! Non ci resta che aspettare la conclusione di Orfani accompagnati dalle strepitose tavole elaborate direttamente in digitale da quel grande talento che è Gigi Cavenago, consci che ormai non ce ne libereremo più. E meno male!
 
Qui sotto alcune (troppe!) foto!
 



































 
di Ilaria Mencarelli