Orfani è un fumetto di fantascienza bellica creato dagli
autori Recchioni-Mammucari ed edito da Bonelli che per il progetto, suddiviso
al momento in due stagioni di dodici numeri, ha investito ben tre milioni di euro. E’ un prodotto a lungo atteso e
largamente pubblicizzato. Il 16 Ottobre uscirà in edicola il numero 1 di 12 che darà
inizio alla prima serie, che ci accompagnerà per tutto l’anno raccontandoci le
gesta del gruppo di ragazzi che dà il titolo al fumetto stesso. Ho avuto modo
di leggere l’albo in anteprima, ma prima
di parlarvene faccio una piccola premessa.
Premessa
E’ da quando conosco il progetto che, con il massimo
entusiasmo, scorrazzo su internet con l’intento di carpire più informazioni
possibili, più notizie utili e più spoiler allettanti. Ho osservato con
bramosia ogni disegno proposto online dagli autori, mi sono soffermata ore a
rimirare la copertina eseguita da Massimo Carnevale per il numero uno e ho
guardato con estrema attenzione tutti i video proposti da Fumettology
sull’argomento. Insomma, non mi sono persa proprio nulla. Da questo percorso di
assimilazione ho ottenuto un certo numero di nozioni che mi permettono di
conoscere abbastanza bene le fasi di progettazione dell’opera, la sua
ambientazione futuristica e, in larga misura, la trama. Niente di così
speciale, fidatevi. Basta fare un giro nel potente mezzo che è internet per
potervi fare la stessa “cultura” anche voi in un battibaleno. Ora che il
momento tanto atteso si avvicina, metto via tutti i mesi passati a leggere
interviste e a visionare con interesse i
promo. Elimino tutte le informazioni con cui la campagna di marketing mi ha
nutrito e rassicurato e prendo Orfani 1
per quello che è: un fumetto pronto per essere letto. E recensito.
Parte 1: “La fine del mondo”…è il presupposto per la
creazione di un esercito
Orfani inizia con un abbagliante esplosione, un potente
fascio di luce rosso sangue che rade al suolo (o quasi) l’Europa occidentale e
distrugge l’uomo, che, cieco e sordo, si inginocchia di fronte ad un disastro
colossale, ad una vera e propria apocalisse. Non ci è dato di sapere chi o cosa
è stato, ma tutto brucia. Poi ogni cosa diviene grigia, cinerea e all’uomo non
resta che salvare il salvabile, ciò che resta tra le rovine di città ormai
morte. E a sopravvivere sono loro, i protagonisti di questa storia, gli orfani.
Un cambio di ambientazione ci porta in un campo base dove l’attraente
professoressa Jsana Juric spiega ai superstiti come si sono svolti i fatti,
affiancata dal capitano Nakamura. Un attacco alieno in piena regola, lei dice.
Sta a noi decidere se crederle o meno. Gli orfani, dal canto loro, non si
pongono domande e, silenziosi e ubbidienti, si lasciano trasportare (non solo
metaforicamente) verso la loro prima prova di addestramento. Perché di questo
si tratta: un campo militare per creare soldati efficienti, soldati con le
giuste motivazioni, possibili armi infallibili in battaglia. Conosciamo i
protagonisti di questa prima parte del racconto: gli iberici e l’americana:
Ringo, Jonas, Juno, Hector, Rey, Felix e Sam. Li osserviamo rapportarsi, li
osserviamo fare gruppo, li osserviamo continuare a sopravvivere nella coscienza
di essere orfani prima di tutto, ma di non essere più soli. Stanno svolgendo un
percorso formativo. Ma che cosa diverranno? Dei mostri o degli eroi?
La prima parte dell’albo è un lineare racconto di
formazione, diretto e conciso, a tratti crudele, che pone le basi per quello
che sarà il vero addestramento militare a cui i protagonisti verranno sottoposti.
La narrazione scorre liscia, i disegni, impreziositi dal colore, si amalgamano
in maniera genuina con l’intreccio. Sono belli, funzionali ed eleganti. E’
tutto troppo semplice? No, è tutto necessariamente semplice. Dobbiamo capire
dove siamo, cosa è successo e con chi siamo. Ed è davvero tutto qui? No, troppe
omissioni, troppo non detto, troppe le chiavi di lettura. Può essere tutto il
contrario di ogni cosa. Gli eventi rimangono chiari ma lacunosi; al lettore non
resta che aspettare un nuovo numero per capire.
Si, proprio così. Perché Orfani 1 non finisce qui, ma la seconda parte del volume è completamente scissa dalla prima e ci parla di un futuro più lontano.
Parte 2: “..è solo l’inizio”…di una guerra in cui si fan
cadaveri
Dicevamo, eroi o mostri? La seconda parte del volume ci
offre una terza opzione: super-soldati in armatura. L’ambientazione è cambiata:
dalla Terra al pianeta degli ostili. La professoressa e il comandante sono
diversi, invecchiati, e ciò sottolinea in modo immediato l’esistenza di un
salto temporale. So già cosa genererà tutto questo. Altri dubbi, altre
omissioni, altri perché, altri misteri da risolvere. E quando saranno svelati?
Non lo so, ma senza dubbio non qui. I soldati, pronti al risveglio, ascoltano i
dettagli dai superiori che li istruiscono nella luminosa e pacificante
proiezione di un casato giapponese: nel campo di battaglia possono respirare,
ma devono tutelarsi da radiazioni velenose e trovare il modo di iniettarsi ogni
quarantotto ore il vaccino (di cui sono muniti) per sopravvivere e combattere.
Unico obiettivo rilevante: la demolizione dell’arma che ha causato la totale
disintegrazione di mezza Europa. L’atterraggio avviene senza problemi, ma dal
blu più profondo, dal nulla, appaiono gli abitanti del pianeta, tozzi e dallo scheletro visibile, colorati e
luminosi come lo stesso lampo dell’armageddon. Sono enormi e inarrestabili, ma
la razza umana ha un orma in più, una squadra affiatata e che ha il solo scopo
di far cadaveri: gli Orfani. Boyscout, Pistolero, Eremita, Angelo e Mocciosa,
rigorosamente in armatura, rigorosamente nascosti agli occhi del lettore. Sono
solo cinque. Che sarà successo ai sette ragazzini spaventati? Chi di loro si
cela sotto la maschera?
E’ più dinamica e meno riflessiva questa ultima parte e ci
permette di fare i conti con un futuro che avverrà e che ancor di più ci
confonde e ci indispone. I protagonisti sono diventati ormai dei veri
combattenti, sono una vera squadra, ma noi non sappiamo chi sono e cosa sono
diventati. Le azioni di guerra si dipanano rapide aiutate dai dialoghi
stringati e dall’abbondante uso di sequenze orizzontali e di splash page. La
caratterizzazione grafica delle armature è ben pensata, permettendo l’immediato
riconoscimento dei singoli e delineando i loro ruoli e, in parte, le loro
potenzialità sul campo. Altro non ci è dato di sapere. Per ora.
“Niente è come sembra”…anche secondo me
Orfani è un progetto nato vincente perché convince il
lettore sin dal primo numero che deve per forza esserci qualcosa di nascosto
sotto sotto, qualcosa che non ci viene narrato, qualcosa di torbido, qualcosa
di terribile, qualcosa che complica le vicende e che incarognisce gli animi. La
semplicità narrativa, grafica e strutturale del primo numero è chiaramente una
scelta stilistica degli autori ben pensata e ben costruita, così come le grandi
lacune piazzate qua e là non sembrano essere state lasciate lì a caso.
Ora, finita la lettura, riprendo in spalla il mio bagaglio
di conoscenze e penso ai quattro anni di lavoro certosino impiegati per la
costruzione della serie, partendo dalla creazione della bibbia grafica, alla
delineazione della sceneggiatura del
presente e del futuro, fino ai dettagli della colorazione. E penso che
sicuramente ci sarà di più. E che il bello deve ancora venire.
Ilaria Mencarelli
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