giovedì 30 gennaio 2014

Orfani 3, Primo sangue: Ringo l’indomito guascone nelle paludi di Dogobah

Esattamente come l’albo precedente, tutto focalizzato sulla figura di Juno, il terzo capitolo di Orfani, miniserie Bonelli ideata dal duo Recchioni-Mammucari, si prefigge il compito di caratterizzare un altro membro del team dei giovani protagonisti. Questa volta è il turno del personaggio più intrigante, irriverente e divertente dell’intero cast degli Orfani: Ringo (alias Pistolero).

Nella prima parte dell’albo osserviamo quindi l’orgoglioso protagonista del numero tre piegarsi definitivamente al volere del colonnello Nakamura non tanto per evitare la propria esecuzione pubblica, verdetto imposto per un suo ennesimo atto di ribellione, quanto per salvare dalle grinfie della professoressa Juric la piccola Sam, con cui ha sin da subito instaurato un profondo (morboso?) legame di amicizia. La seconda parte, ambientata nel presente, narra in primis della guerra aerea contro gli extraterrestri e poi  finisce per soffermarsi sulle vicissitudini di Pistolero, precipitato a causa dello scontro nel pianeta alieno e costretto ad intraprendere una corsa contro il tempo per raggiungere la zona di recupero più vicina ed evitare così la morte per via delle radiazioni fatali presenti nell’aria.

I due archi narrativi ancora una volta vengono quindi usati in maniera molto lineare per narrare la crescita interiore del protagonista che da irrequieto e ribelle matador si trasformerà in un soldato risoluto e motivato. Anche nel caso di Ringo, così come per Juno, è quindi  l’amore il vincolo che permette la maturazione del personaggio che, in questo caso, riesce a sopportare una tremenda umiliazione pur di proteggere la compagna americana. Ma si può davvero parlare di maturazione?

Le scelte dei due personaggi infatti, se viste dall’altro lato della medaglia, paiono più delle rese incondizionate che non delle scelte mature, non generano una vera e propria crescita interiore, ma incrementano il potere dei generali sugli stessi orfani. Seppur in maniera molto distorta mi viene da pensare ad Anakin Skywalker e al suo percorso verso il Lato Oscuro. È infatti l’amore nei confronti della principessa Padmè, sentimento di per se puro e positivo, a generare il graduale declino morale dello jedi che sceglierà egoisticamente l’amore per la sua donna al bene nella sua forma più alta. In Orfani in realtà i personaggi non vengono meno ad un bene superiore, ma in un certo senso a loro stessi in quanto esseri individuali dotati di una propria spiccata personalità. Pur di salvaguardare le proprie relazioni Ringo e Juno sono pronti a rinunciare a tutto, sia al proprio essere che ai propri obiettivi principali, e non è detto che ciò sia di per sé un concetto positivo.

Anche lo scontro aereo e il cammino alla ricerca della salvezza intercorso nelle putride paludi aliene con tanto di emblematico e plateale rimando a Star Wars (il pianeta Dogobah), di nuovo mi fanno pensare al giovane padawan che in futuro diventerà il temuto Darth Fener. Nonostante entrambe le situazioni possano far immediatamente ricordare (come è giusto) le disavventure di Luke Skywalker prima della sua investitura a jedi, il Ringo di Orfani non è puro e integerrimo come quest’ultimo. Precisiamo però che è anche molto meno noioso e più interessante. Con la sua forza d’animo correlata alla giusta dose di umorismo Pistolero sa essere “eroe”, anche se non nel senso classico del termine. Egli è infatti uno spaccone ben conscio delle proprie abilità e sempre pronto ad accettare nuove sfide, ma soprattutto un procacciatore di guai, proprio come Anakin.

E proprio lo spirito guascone di Ringo mi riporta in mente un altro personaggio simbolo della mia adolescenza: D’Artagnan, apprendista moschettiere e irruento attaccabrighe. Molte sono le somiglianze tra Ringo e il protagonista de I tre moschettieri di Dumas. Come D’Artagnan il membro degli orfani rappresenta il classico guerriero guaglione, il ribelle immaturo che si caccia continuamente nei guai e che irrimediabilmente piace a tutti i lettori. In genere tale tipologia di personaggi che rischia continuamente la vita in maniera sconsiderata impara con il tempo l’arte della moderazione che acquista spesso a caro prezzo. Nel caso del francese l’eccessiva faciloneria iniziale lo porterà a pagare un prezzo molto alto, perdendo Costance, la donna che ama; lo spagnolo pare invece imparare la lezione giusto in tempo ed è in grado di allontanare Sam dalla perfidia della professoressa Juric, moderna Milady in scaltrezza e doppiezza.

Primo sangue lascia spazio anche ad altri personaggi proponendo lati più o meno nascosti del loro carattere. Un esempio su tutti è il ruolo che ha Jonas/Boyscout nelle due vicende narrate e che lo rendono di fatto un leader affidabile e adeguato per la squadra, ma anche pronto a tutto pur di mantenere uniti i suoi compagni e salvaguardarli da eventuali inciampi e pericoli. Ed è così che lo osserviamo consigliare alla professoressa Juric il modo corretto in cui ammansire Ringo, suggerendole il suo punto debole: l’affetto per Sam. Sono quindi le scelte poco corrette e l’inevitabile tradimento degli amici per un bene maggiore  che donano a Jonas l’aspetto di un futuristico (seppur meno intrigante e indipendente) Ozimandis, pronto ad ogni sacrificio pur di preservare il suo team (in tal caso inteso come obiettivo primario). Se tali intrighi venissero allo scoperto l’equilibrio della squadra vacillerebbe in un nanosecondo; anche qui ci troviamo di nuovo  di fronte a rapporti interpersonali immaturi e costruiti su false certezze, quasi a sottolineare ancor di più il peso dell’addestramento militare che ha fortemente circuito i ragazzi. Un’altra figura importante dell’albo è la stessa Sam, profondamente bisognosa dell’affetto e della protezione di Ringo, sintomo delle sue insicurezze più profonde che si concretizzano nel presente con la presa di coscienza di aver abbandonato l’amico/amato al suo destino nel terreno nemico.

In questo capitolo storia e struttura narrativa riescono, in maniera ancora più netta degli albi precedenti, nell’intento di rendere la lettura rapida, naturale e piacevole; infatti i dialoghi appaiono minimali e privi di frasi fatte e lasciano ampio spazio alle scene d’azione. Roberto Recchioni si riserva anche qui di gettare nuovi interrogativi e di acuire l’interesse del fruitore nei confronti del nemico extraterrestre, stranamente debole e poco organizzato rispetto alle aspettative degli stessi aggressori. Altra scelta, presumo calcolata, dello sceneggiatore è quella di far scontrare il Pistolero, giovane torero prima dell’attacco apocalittico, con un l’alieno dall’aspetto “taurino” che, dopo la visione della Sagrada Familia extraterrestre in Non per odio ma per amore, pare tutto tranne che una coincidenza. Modus operandi questo perfettamente aderente allo slogan più volte usato dagli stessi creatori della miniserie per definirla: “Niente è come sembra”.

Alla trama avvincente si unisce l’ottimo lavoro del disegnatore Gigi Cavenago e della colorista Arianna Florean. Il primo con il suo tratto riesce a rendere tremendamente dinamiche le scene d’azione (ne sono un esempio la lotta nelle docce ed il combattimento con l’alieno) e a dare forma in maniera più che ottimale ai corpi adolescenti dei protagonisti; la seconda riesce nell’intento di animare con la colorazione le tavole in bianco nero (si veda il suo lavoro nella scena della camera di rianimazione), dandoci l’ennesima prova dell’importanza del colore per la miniserie. Un discorso a parte va fatto per la copertina illustrata da Massimo Carnevale con una maestria degna di lode: essa risulta, a mio parere, la migliore delle tre da lui realizzate per Orfani (finora).

In conclusione, con Orfani 3: Primo sangue prosegue il trend positivo della testata che continua a mostrarsi un prodotto fresco, interessante e innovativo. Lo sviluppo della storia, ormai in fase di delineazione, correlato alle splendide tavole a colori, permette ora, arrivati al terzo volume, di farsi un’idea abbastanza positiva dell’opera in toto che risulta lettura ideale per un pubblico giovane e ai primi approcci col fumetto.

Ilaria Mencarelli

Nessun commento:

Posta un commento