Con il secondo numero di Orfani, nuova serie a colori
Bonelli targata Recchioni-Mammucari, viene rasa al suolo una delle polemiche
più grandi scatenata dalla lettura del primo volume introduttivo: la
caratterizzazione fortemente stereotipata dei personaggi. Ci troviamo infatti
davanti ad un capitolo interamente dedicato ad una delle due protagoniste della
serie: Juno, ragazza determinata, riflessiva e forte, oltre che dotata di
un’intelligenza tattica fine e prettamente femminile. Osserviamo la ragazza,
ossessionata dall’odio nei confronti del colonnello Nakamura, ritenuto
responsabile delle morte del fratello Hector, trasformarsi in una efficiente
macchina da guerra col solo scopo di ucciderlo. E, mediante lo sbalzo
temporale, apprendiamo quanto l’amore incondizionato e totalitario per il
proprio uomo l’abbia maturata a tal punto da venire meno ai suoi propositi di
vendetta, stipulando una vera e propria tregua con l’acerrimo nemico a tutela
della propria relazione sentimentale. Insomma Juno c’è ed è un portento!
Il fulcro dell’albo è quindi l’introspettiva e interessante
presentazione della ragazza che diverrà l’Angelo, ricca di contenuti
emozionali, ma al contempo gestita in maniera dinamica da Recchioni che, come
nel primo numero, limita al minimo i dialoghi, lasciando ampio spazio agli
espressivi disegni di Alessandro Bignamini. Il disegnatore che gestisce
egregiamente i primi piani con la massima resa, riesce al contempo a compiere
un buon lavoro nelle scene puramente action, definendo in maniera estremamente
realistica il rapporto di amore-odio quasi paterno che Juno instaura con Nakamura
e la trasformazione delle ragazza in
killler crudele, silenziosa e spensierata. Una guerriera sorridente e
desiderosa di sangue.
In secondo piano, ma non meno importante nel più ampio arco
narrativo del futuro, veniamo catapultati, durante la missione di Juno, nella
prima misteriosa città aliena, apparsa da chissà dove in un luogo del pianeta
prima deserto. Proprio qui il colore (ad opera di Annalisa Leoni) prende vivida
forma e diventa ancor di più parte integrante del disegno. Ed è così che le
alte e “sbilenche” torri extra-terrestri generano con i loro toni aranciati
incredulità e senso di straniamento, così come la vista della Sagrada Familia
al centro delle piazza ferma il cuore e annebbia il cervello. Boyscout e Angelo
si salvano la pelle ma non riescono a catturare nessuno e a noi non è ancora dato modo di sapere nulla sugli
ostili. D’altronde gli Orfani fanno cadaveri. Portare al campo un alieno vivo è
tutta un’altra cosa.
Ilaria Mencarelli
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