martedì 4 febbraio 2014

Uno Nessuno Centomila...Youtubers!

Ammettetelo… tutti abbiamo un canale che seguiamo abitualmente. Che si parli di cucina, trucco o altre facezie poco importa, perché il più delle volte l’argomento passa in secondo piano rispetto a chi lo gestisce: lo (o la) youtuber.  Gli youtuber sono coloro che, dopo aver aperto un canale su Youtube, riescono a farsi un nome e a procurarsi un fedele capannello di ammiratori.














Ma non basta certo l’aver caricato un video sul celebre canale di condivisione per potersi definire uno youtuber. C’è chi ci prova a diventarlo, ingolosito anche dalla possibilità di una lucrativa partnership con Youtube, e chi ci riesce, talvolta senza averlo realmente voluto. Essere uno youtuber è una questione di motivazione, passione, e perché no?, talento. Si parte dal presupposto che ci debba essere una passione che funga da input per iniziare una tale attività. Si sprecano, infatti, canali sull’arte del trucco, cucina, fumetti, film… qualsiasi argomento ha un canale dedicato su Youtube. Tuttavia, il genere che sembra aver maggior successo è quello umoristico. Poco importa quale sia lo spunto da cui si parte, l’importante e che si rida. E pare proprio che l’Italia vanti una nutrita schiera di valorosi youtuber pronti a tutto pur di farci ridere. Dall’ormai celebre Guglielmo Scilla, in arte Willwoosh, a Canesecco, fino ad arrivare a Yotobi o Daniele doesn’t matter, la lista è ancora lunga. Ma avremo modo di approfondire l’argomento prossimamente; ogni youtuber è diverso dall’altro e merita che gli si venga dedicata la giusta attenzione.

Tra l’altro, l’organizzazione di un video è faticosa, specialmente quando si vogliono ottenere dei risultati ottimali, condizione ormai imprescindibile per chi ha un pubblico che si aspetta qualcosa. Innanzitutto, si deve dare una struttura all’episodio, scegliere con cura il linguaggio (che, comprensibilmente, cambia a seconda dell’audience maturato), e prestare molta attenzione ai dettagli tecnici: dalla scelta della videocamera, dell’inquadratura, della luce più o meno adatta. Si potrebbe definire una faticaccia, ma che, se ben fatta, porta all’agognata partnership e, soprattutto, ad un nutrito gruppo di affezionati. Quindi vale senz’altro la pena prodigarsi alla causa, tant’è che pochissimi youtuber, una volta iniziato, tornano indietro. A volte sono i fan quelli che fanno marcia indietro, magari cancellando l’iscrizione al canale del loro ex favorito, cosa più che comprensibile se si paragona il web ad un’arena. Pensateci: l’indice di gradimento di un video si esprime tramite un gesto d’antichissime origini, scelta tutt’altro che casuale! Youtube risulta così essere l’imperatore romano che col suo pollice alzato porta allo youtuber-gladiatore  fama e gloria (virtualmente traducibile con un “subscribe”), mentre  un pollice in giù decreta la sconfitta (che potrebbe culminare nel temutissimo “unsubscribe”). E gli utenti di Youtube sanno essere alquanto impietosi: se lo youtuber, a differenza dei più sfortunati gladiatori, riesce a tenersi la vita, non sempre riesce a fare altrettanto con i propri fan. L’ansia del successo, e la gratificazione che ne deriva, possono spronarlo a caricare una gran quantità di video in poco tempo, cosa di cui, spesso, ne risente la qualità.



















Lo youtuber riuscito, forse, è colui che riesce a domare l’insaziabilità dell’utente medio di Youtube (che vorrebbe un nuovo video al giorno, pretendendo anche che sia perfetto), senza rinunciare alla propria vita fuori dallo schermo. O forse no. Agli utenti l’ardua sentenza!

di Alma Martini

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