Ma non basta certo l’aver caricato un video sul celebre canale di condivisione per potersi definire uno youtuber. C’è chi ci prova a diventarlo, ingolosito anche dalla possibilità di una lucrativa partnership con Youtube, e chi ci riesce, talvolta senza averlo realmente voluto. Essere uno youtuber è una questione di motivazione, passione, e perché no?, talento. Si parte dal presupposto che ci debba essere una passione che funga da input per iniziare una tale attività. Si sprecano, infatti, canali sull’arte del trucco, cucina, fumetti, film… qualsiasi argomento ha un canale dedicato su Youtube. Tuttavia, il genere che sembra aver maggior successo è quello umoristico. Poco importa quale sia lo spunto da cui si parte, l’importante e che si rida. E pare proprio che l’Italia vanti una nutrita schiera di valorosi youtuber pronti a tutto pur di farci ridere. Dall’ormai celebre Guglielmo Scilla, in arte Willwoosh, a Canesecco, fino ad arrivare a Yotobi o Daniele doesn’t matter, la lista è ancora lunga. Ma avremo modo di approfondire l’argomento prossimamente; ogni youtuber è diverso dall’altro e merita che gli si venga dedicata la giusta attenzione.
Tra l’altro, l’organizzazione di un video è faticosa, specialmente quando si vogliono ottenere dei risultati ottimali, condizione ormai imprescindibile per chi ha un pubblico che si aspetta qualcosa. Innanzitutto, si deve dare una struttura all’episodio, scegliere con cura il linguaggio (che, comprensibilmente, cambia a seconda dell’audience maturato), e prestare molta attenzione ai dettagli tecnici: dalla scelta della videocamera, dell’inquadratura, della luce più o meno adatta.
Lo youtuber riuscito, forse, è colui che riesce a domare l’insaziabilità dell’utente medio di Youtube (che vorrebbe un nuovo video al giorno, pretendendo anche che sia perfetto), senza rinunciare alla propria vita fuori dallo schermo. O forse no. Agli utenti l’ardua sentenza!
di Alma Martini


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